Saggistica


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La tentazione del muro. Lezioni brevi per un lessico civile / Massimo Recalcati. – Milano, Feltrinelli, 2020

Il libro nasce da un ciclo di puntate televisive, il “Lessico civile”, registrate su Rai 3 prima del Natale 2019, per rivederle clicca qui

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In un video RAI l’Autore parla di lessico incivile e delle ragioni che spingono sempre più persone a usare un linguaggio aggressivo e becero, clicca qui.

Esiste ancora un lessico civile? Nel tempo in cui i confini si sono trasfigurati in muri, l’odio sembra distruggere ogni forma possibile di dialogo, la paura dello straniero domina, il fanatismo esalta fantasmi di purezza per cancellare l’esperienza della differenza e contaminazione, la libertà aspira a non avere più alcun limite, è ancora possibile pensare il senso dello stare insieme, della vita plurale della polis? Con gli strumenti teorici della psicoanalisi Massimo Recalcati attraversa con grande capacità di sintesi gli snodi fondamentali e i paradossi che caratterizzano la vita psichica degli individui, dei gruppi umani e delle istituzioni. In primo piano una divisione che attraversa ognuno di noi: difendere la propria vita dall’incontro con l’ignoto o aspirare alla libertà di questo incontro; vivere nel chiuso della propria identità o iscrivere la nostra vita in una relazione con l’Altro. Sono queste due tendenze che, con la stessa forza, definiscono la vita umana. In cinque brevi e potenti lezioni uno psicoanalista tra i più originali del nostro paese offre ai suoi lettori una nuova lettura del nostro stare insieme. “Il mio cuore è il primo nome dello straniero.”

Massimo Recalcati è uno psicoanalista lacaniano e autore. Si è formato alla psicoanalisi a Parigi con Jacques-Alain Miller. Tra i più noti psicoanalisti in Italia, è membro analista dell’Associazione lacaniana italiana di psicoanalisi e direttore dell’IRPA (Istituto di ricerca di psicoanalisi applicata). È stato direttore scientifico nazionale dell’ABA (Associazione per lo studio e la ricerca dell’anoressia e della bulimia) dal 1994 al 2002. Ha insegnato nelle Università di Milano, Padova, Urbino e Losanna. Oggi insegna Psicopatologia del comportamento alimentare presso l’Università degli Studi di Pavia e Psicoanalisi e scienze umane presso il Dipartimento di Scienze Umane dell’Università degli Studi di Verona. Nel 2003 ha fondato Jonas: Centro di ricerca psicoanalitica per i nuovi sintomi e nel 2007 ha ideato Palea: Seminario permanente di psicoanalisi e scienze sociali. Nel 2017 ha vinto il Premio Ernest Hemingway, Testimone del nostro tempo, con la seguente motivazione: «… per aver raccontato nelle sue opere, con profondità e intelligenza, le mutazioni avvenute nella nostra società, indicando temi e bisogni che, per l’acume analitico, diventano paradigmatici del nostro tempo». Dirige la collana Eredi per l’editore Feltrinelli e la collana Studi di Psicanalisi per le edizioni Mimesis, insieme a Franco Lolli. Ha tenuto conferenze e seminari in diverse città d’Italia e d’Europa (Dublino, Ginevra, Valencia, Madrid, Parigi, Siviglia, Losanna, Granada). Da anni affianca alla pratica clinica la scrittura: oltre a collaborare regolarmente con «il manifesto» e «la Repubblica», ha pubblicato numerosi saggi, fra cui Cosa resta del padre? (Raffaello Cortina 2011), L’uomo senza inconscio (Cortina 2010), Jacques Lacan. Desiderio, godimento e soggettivazione (Cortina 2012), Ritratti del desiderio (Cortina 2012) Patria senza padri. Psicopatologia della politica italiana (minimum fax 2013), Il complesso di Telemaco. Genitori e figli dopo il tramonto del padre (Feltrinelli 2013), Non è più come prima. Elogio del perdono nella vita amorosa (Raffaello Cortina 2014), L’ora di lezione. Per un’erotica dell’insegnamento (Einaudi 2014), Le mani della madre. Desiderio, fantasmi ed eredità del moderno (Feltrinelli, 2015), Jacques Lacan. La clinica psicoanalitica: struttura e soggetto (Raffaello Cortina, 2016), Un cammino nella psicoanalisi. Dalla clinica del vuoto al padre della testimonianza (inediti e scritti rari 2003-2013) (Mimesis, 2016), Il mistero delle cose (Feltrinelli 2016), I tabù del mondo (Einaudi 2017), Cosa resta del padre? La paternità nell’epoca ipermoderna (Cortina Raffaello 2017), Contro il sacrificio. Al di là del fantasma sacrificale (Cortina Raffaello 2017), Il segreto del figlio (Feltrinelli 2017), A libro aperto, una vita è i suoi libri (Feltrinelli 2018), Mantieni il bacio (Feltrinelli 2019) e La notte del Getsemani (Einaudi, 2019).

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Libri al rogo. La cultura e la guerra all’intolleranza / Pierluigi Battista. – Milano, La nave di Teseo, 2019

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«Da qualche anno a questa parte, nell’Occidente democratico i roghi dei libri, i falò delle opere d’arte, hanno ripreso ad ardere con una certa intensità. Se stentiamo a percepire l’odore di bruciato è perché ora il rogo dei libri si chiama censura

I libri hanno sempre fatto paura, perché le loro pagine possono diffondere il seme della conoscenza, della scoperta, di una pericolosa libertà. Lo stesso è accaduto con quadri, canzoni, film e spettacoli teatrali capaci di conquistare l’emozione del pubblico con la stessa intensità con cui hanno attirato l’avversione di chi ne contestava i princìpi. Dittatori e benpensanti si sono accaniti contro le opere accusate di turbare l’ordine costituito, impedendone la diffusione e perseguitando gli autori.

Negli ultimi decenni, ai roghi in piazza si è sostituita una pratica solo apparentemente meno feroce: una censura sottile eppure implacabile, ispirata ai più nobili motivi ma che rischia di sconfinare nel fanatismo più intollerante. Nel suo nome si mettono all’indice registi e scrittori, si coprono dipinti e si alterano i classici che offendono la sensibilità contemporanea.

Pierluigi Battista è inviato e editorialista del «Corriere della Sera», di cui è stato vicedirettore dal 2004 al 2009. Ha lavorato come inviato alla «Stampa» e come condirettore a «Panorama». Per La7 ha condotto il programma «Altra Storia» (2003-2007). Fra i suoi libri ricordiamo: La fine dell’innocenza. Utopia, totalitarismo e comunismo (Marsilio, 2000), Cancellare le tracce. Il caso Grass e il silenzio degli intellettuali italiani dopo il fascismo (Rizzoli, 2007), La fine del giorno. Un diario (Rizzoli, 2013), I libri sono pericolosi, perciò li bruciano (Rizzoli, 2014), Mio padre era fascista (Mondadori, 2016) e A proposito di Marta (Mondadori 2017).

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’albero intricato. Una nuova e radicale storia della vita / David Quammen. – Milano, Adelphi, 2020

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A guidare la mano di Darwin mentre nel 1837 tracciava il primo schizzo del suo “albero della vita” c’era l’idea della discendenza delle specie da un antenato comune: idea audace, perché andava contro il dogma creazionista e stabiliva una continuità tra gli esseri umani e creature ben più primitive. Da allora l’albero filogenetico non ha fatto che espandersi. Ma il bello doveva ancora venire. E il bello, scopriamo grazie a David Quammen, è venuto negli anni Settanta con le scoperte di Carl Woese, che rivelano una realtà molto più complessa. L’albero della vita è più intricato di quello immaginato da Darwin, e forse non è neppure un albero. I geni non si spostano solo in senso verticale, da una generazione alla successiva, ma anche lateralmente, varcando i confini di specie, o passando da un regno a un altro, e creando degli ibridi. Alcuni sono entrati di traverso nella nostra linea di discendenza da fonti estranee e insospettate, in un “equivalente generico di trasfusione di sangue”: sangue infetto, e tra i “donatori” ci sono gli Archaca, organismi primigeni che si nutrono di idrogeno e ammoniaca e vivono in luoghi infernali, come lo stomaco delle mucche e gli scarti acidi delle miniere. Gli archei (vedi anche qui) sono dentro di noi, nella bocca, nell’intestino, e sono responsabili della creazione di superbatteri resistenti agli antibiotici. Le implicazioni teoriche e pratiche della rivoluzione messa in moto da Woese, a lungo docente di Microbiologia alla University of Illinois, faranno discutere il mondo della scienza per molti anni ancora – e di Woese, nonché degli altri protagonisti di questa epopea, Quammen lascia un ritratto che rimarrà impresso a lungo nella mente di chi leggerà questo libro.

David Quammen è un divulgatore scientifico, scrittore e giornalista del «National Geographic». Ha studiato letteratura a Oxford; oggi vive in Montana, ma viaggia molto per conto del «National Geographic». Ha lavorato anche per altre riviste e giornali, tra cui «Harper’s», «Rolling Stone» e il «New York Times».

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Slot Art Machine. Il grande business dell’arte contemporanea / Roberto Gramiccia. – Roma, DeriveApprodi, 2012

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Il sistema dell’arte, per come è venuto configurandosi negli ultimi decenni, somiglia a una slot machine. Cioè a una macchina per fare soldi imbrogliando la gente e premiando di tanto in tanto qualcuno, e conservando così l’illusione di facili guadagni. Nel caso del sistema dell’arte, la macchina è truccata due volte, la prima come tutte le slot machine, la seconda perché i soldi non vengono distribuiti a caso ma solo ad alcuni giocatori, gli stessi che l’hanno costruita: mercanti, case d’asta internazionali, musei, collezionisti professionali, banche, cordate di affaristi, curatori e artisti manager. Questo libro smonta e ricostruisce questo complicato dispositivo, mostrandone la vera natura e la distorta influenza esercitata su uno dei settori più significativi della creatività umana. L’arte, anziché espressione di una libera ricerca estetica, diventa una merce dalla quale il sistema cerca di spremere il massimo profitto. Una forma particolare di merce che possiede un unico valore, quello di scambio. E così l’acquisto dell’opera di un autore affermato diventa un’operazione simile a un investimento in borsa. I collezionisti diventano speculatori e il pubblico è sottoposto a un sistematico lavaggio del cervello che tende ad accreditare quello che resta di un’arte ormai fredda, cinica, ripetitiva e autoreferenziale. Business, tecnica, comunicazione, marketing sono i nuovi protagonisti dell’arte del XXI secolo…

Roberto Gramiccia, scrittore, critico d’arte, giornalista, medico nasce a Roma dove vive e lavora. Si è diviso fra responsabilità e incarichi apicali di tipo sanitario e un’attività giornalistica, di studio e letteraria inerente temi artistici e umanistici in senso lato. È stato per più di dieci anni direttore sanitario di una Struttura complessa, maturando una particolare esperienza nell’ambito delle problematiche relative alla studio, alla cura e all’assistenza nell’universo della fragilità. Questa esperienza fonda le sue riflessioni sul rapporto che esiste fra sofferenza umana e creatività ed è alla base di una sua originale teoria della fragilità. Ha curato numerosi e importanti eventi espositivi tra cui, fra il 1996 e il 2015, otto grandi rassegne su Tano Festa, Pizzi Cannella, Cloti Ricciardi, Lucilla Catania, Giacinto Cerone, ancora Lucilla Catania, Franco Mulas e ancora Pizzi Cannella (importante personale all’Avana) e un gran numero di mostre collettive fra cui Seminario, Anomie del tempo e dello spazio, Doppia Coppia, Liberi Pensatori, Ulissici (dedicata a Emilio Villa), Mandala condiviso, L’âme. Omaggio a Renato Caccioppoli, Che cento fiori sboccino, Provare e riprovareA piedi scalzi. Ha pubblicato, nel 2000, La Medicina è malata. Il racconto della crisi di un’arte (Gangemi, vincitore del Premio Vanvitelli); nel 2002, Polittici 2001-2002 (Ed. Gli Ori); nel 2004, La regola del disordine. Renato Caccioppoli, un matematico ribelle (Editori Riuniti); nel 2005, La Nuova Scuola Romana. I sei artisti di via degli Ausoni (Editori Riuniti); nel 2009, Fragili Eroi. Ritratti d’artista. (DeriveApprodi); nel 2011, Il mondo dei mondi. Un dipinto di Pizzi Cannella (Carte segrete); nel 2012 Slot art Machine (DeiveApprodi); nel 2013 La strage degli innocenti (Ediesse); nel 2014 Arte e potere. Il mondo salverà la bellezza (Ediesse) e Vita di un matematico napoletano (EIR, selezionato fra i premi tre classificati, Premio Fiuggi)). Nel 2009 ha realizzato un film documentario sulla Nuova Scuola Romana, dal titolo I sei artisti di via degli Ausoni, selezionato dalla sezione Arti Visive della Rassegna internazionale “Doc Fest”. Nel 2016 il Museo Bilotti di Roma ha dedicato a lui e alla sua collezione d’arte la mostra dal titolo “Fragili eroi. Storia di una collezione” (per la cura di Alberto Dambruoso) che è stata visitata in due mesi da oltre 11.000 persone. Tra i fondatori dell’Associazione culturale Hidalgo Arte, collabora attivamente al giornale on line di questa Associazione. È attiva una sua pagina FB. Ha collaborato con numerose riviste. Per oltre dodici anni ha scritto di arte, di cultura e di medicina (centinaia di recensioni e di profili d’artista) su un quotidiano nazionale («Liberazione»). Attualmente direttore della rivista «La Costituente». Gli interessi artistico-letterari e quelli sanitari hanno da sempre rappresentato per lui due facce di un’unica medaglia.

 


Ultimo aggiornamento della pagina: 17/07/2020